Animali: I Gatti possono essere addestrati?

Nonostante i gattini conoscano sin dalla nascita determinate nozioni, molte altre vengono loro insegnate proprio dalla mamma. La caccia, ad esempio, è uno dei comportamenti acquisiti.
Le mamme, che hanno accesso ad aree esterne, portano le prede nella tana quando i gattini raggiungono approssimativamente le tre settimane di vita. Dapprima, la mamma porta una preda uccisa e la mangia mentre i gattini la osservano. Successivamente porterà alla tana prede vive, affinché siano i piccoli ad ucciderle, così come avevano visto fare in precedenza.
Altre abitudini, come ad esempio l’utilizzo della lettiera e la copertura delle feci con la sabbietta, possono essere derivate dall’osservazione della mamma. 

I gatti possono essere addestrati a compiere azioni, purché l’addestratore sia conscio del fatto che non sempre il gatto è in uno stato di cooperazione. Ci sono padroni che hanno insegnato ai propri amici felini ad usare il gabinetto, a sedersi, a mangiare con le zampe, a saltare nei cerchi, suonare il piano, fare il morto, aprire le porte o miagolare a comando. E’ possibile anche insegnare ai gatti a non fare cose, come farsi le unghie sui mobili o cacciare uccelli.

L’elemento fondamentale per il successo dell’addestramento è l’amore per l’animale, la pazienza, l’autorità, la perseveranza e la presenza di “premi” graditi al gatto. Mai utilizzare punizioni. Il gatto non impara come un cane ed è inutile utilizzare toni di voce autoritari. Questi ultimi, infatti, innervosiscono l’animale ottenendo come risultato atteggiamenti di paura o aggressivi.

Per ottenere l’attenzione del gatto, dicevamo, è necessario rinforzare l’azione corretta con un premio. Al contrario, la negazione del premio non avrà come effetto quello di far capire al gatto che una cosa è sgradita. Ad esempio, se il gatto ha graffiato un mobile, il negargli il premio o lo strillare non gli insegnerà che quell’azione è negativa. Per convincere il gatto che una determinata azione non è gradita, è preferibile associarla a qualcosa per lui poco piacevole, come una spruzzatina di acqua da una pistola per bambini.

I gatti possono imparare il proprio nome, se quest’ultimo è semplice, breve e distintivo. Esperimenti hanno dimostrato che i gatti rispondono molto bene a nomi che terminano con una “i” prolungata (es. “Kittyy”). Per insegnare al gatto il suo nome, sarà sufficiente chiamarlo in modo ben distinto prima dei pasti, così che il suono sia associato a qualcosa per lui di gradevole.