Misteri e Occulto: Il Delitto della Penna a Sfera

Nel maggio del 1991 a Leyden, in Olanda, uno studente rientra a casa per il pranzo domenicale. Una volta entrato, sul pavimento del soggiorno trova riversa la madre. Prova a chiamarla, poi a smuoverla. La donna non risponde, è morta. Il giovane nota qualche macchia di sangue sui vestiti e una più grossa sul tappeto, vicino alla testa. La polizia, giunta sul posto, ufficializza il decesso e annota sul verbale una ferita nell’arcata orbitale dell’occhio destro del cadavere. Un piccolo foro.

Da un attento esame autoptico emerge che la morte della signora è stata causata proprio da quel piccolo foro annotato dagli agenti. In quel buco viene ritrovata una penna Bic, una comunissima penna a sfera che era entrata interamente nell’orbita, perforando parte dell’occhio, la parete sinistra della cavità orbitale e il lobo posteriore sinistro del cervello, provocando la morte immediata della donna.

La polizia, considerata la posizione insolita della penna, praticamente invisibile se non a seguito di autopsia, sospetta immediatamente un omicidio e avvia una lunga indagine su parenti e amici della signora.

Dal 1948, risultano storicamente documentate solo 12 segnalazioni di ferimenti da penne conficcate negli occhi. Tutte causate da incidenti domestici. Di queste, solo 5 sono state letali per il malcapitato.

Cinque anni dopo l’incidente, un bidello della scuola media di Leyden, sfogliando una rivista, casualmente legge di quello che era stato archiviato come il “Delitto della penna a sfera”. Esce sconvolto dalla lettura e atterrito da un ricordo emerso fra le righe dell’articolo, la reminiscenza di un dialogo fra alcuni studenti che parlavano di come si potesse commettere l’omicidio perfetto. Il gruppo di ragazzi argomentava sul fatto che per compiere un delitto bastava solo “lanciare” con una balestra una penna nell’occhio di una persona. Il bidello ricorda bene questa sconvolgente e disturbata chiacchierata e, alla lettura dell’articolo, riconosce e ricollega nel figlio della signora deceduta, uno dei ragazzi di quella chiacchierata. Viene quindi allertata la polizia, che riapre subito il caso.

Durante le indagini, emergono anche le dichiarazioni di uno psicologo che riferisce di aver avuto in cura il giovane incriminato. L’analista svela che il suo assistito, durante una seduta, gli parlò proprio della morte della madre, confessando di averla uccisa conficcandole una penna in un occhio.

Nell’ottobre del ’95 il ragazzo viene condannato a dodici anni di carcere e il caso finisce in prima pagina su tutti i giornali. L’eco della notizia è così ampio, che arriva anche all’attenzione di un gruppo di scienziati olandesi che stavano studiando la dinamica dei corpi in movimento. Gli studiosi decidono quindi di effettuare autonomamente degli esperimenti, ricostruendo la scena dell’omicidio.

Il risultato è chiaro ed inequivocabile: lanciata contro un oggetto, la penna a sfera perdeva il suo nucleo interno (il refill con l’inchiostro) che proseguiva oltre l’involucro in plastica. Questa dinamica risultava incompatibile con i dati rilevati dall’autopsia, nei quali la penna era perfettamente integra. L’oggetto nell’occhio, quindi, non poteva essere stato lanciato, tantomeno da una balestra.

Il caso viene quindi nuovamente riaperto e il giovane viene definitivamente dichiarato innocente e scarcerato nell’Aprile del 1996. Era soltanto una persona affetta da mitomania.

Il “Delitto della penna a sfera” divenne quindi il caso numero sei, dal 1848, di bizzarri incidenti domestici mortali causati da una Bic.